Il governo ha già deciso. La domanda è se la tua azienda è pronta
Nel 2020 fu il Covid a costringerci. Nel 2026 è la guerra in Medio Oriente. Lo smart working torna per decreto e, ancora una volta, molte aziende italiane rischiano di trovarsi impreparate.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sta preparando un piano di emergenza energetica da attivare da maggio 2026. Tra le misure principali: smart working, targhe alterne, razionamento dei condizionatori. L’Agenzia Internazionale dell’Energia lo ha già raccomandato formalmente ai 27 governi UE.
La domanda ora quindi, non è se lo smart working tornerà, ma se la tua azienda è strutturata per gestirlo senza perdere produttività, clienti e controllo. Questa volta non ci sarà comprensione collettiva: ci sarà concorrenza. Chi è organizzato porta avanti il lavoro. Chi non lo è, si ferma.
In Brain Computing questo salto lo abbiamo fatto anni fa, quando era ancora considerato rischioso. Team ibrido, Agenti AI, processi che funzionano da qualsiasi posto. Non è una novità per noi: è il modo in cui lavoriamo ogni giorno. Lo chiamiamo Fully Liquid Enterprise: un modello organizzativo costruito sulla flessibilità strutturale, non sull’improvvisazione.
Lo smart working diventerà obbligatorio per la crisi energetica 2026?
Per la Pubblica Amministrazione l’obbligo è già in discussione. Per le aziende private si parla di incentivi e forte incoraggiamento da parte del governo, non ancora di obbligo formale. Tuttavia il Decreto Legislativo 42/2025 impone già alle aziende con più di 50 dipendenti di garantire almeno 2 giorni a settimana di smart working a tutti i dipendenti che lo richiedono, se il ruolo lo consente. Le misure emergenziali legate alla crisi energetica potrebbero estendere queste disposizioni anche alle aziende più piccole.
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Cosa sta succedendo: il contesto in 3 punti
Per capire perché questa crisi riguarda direttamente ogni imprenditore italiano, bastano 3 dati.
La causa: la guerra in Medio Oriente e lo Stretto di Hormuz. Il conflitto ha messo sotto pressione le rotte di approvvigionamento energetico. L’Italia, importatrice netta di energia, è tra i paesi europei più esposti. Gli analisti stimano che un prolungamento del blocco dello Stretto di Hormuz potrebbe portare il petrolio a 140-200 dollari al barile, con un’inflazione nazionale che potrebbe superare il 4-5% nel 2026.
Il piano del governo: tre misure in ordine di priorità. Prima i condizionatori e lo smart working, poi le targhe alterne, infine il razionamento come ultima ratio. Il modello di riferimento è il piano del 2022: da agosto 2022 a febbraio 2023, le misure di risparmio portarono a un calo del 19% dei consumi di gas in sei mesi. Funzionò e ira il Governo vuole replicarlo.
La tempistica: da maggio 2026. Il Ministero sta lavorando al piano in queste settimane. Maggio è la data indicata per l’eventuale attivazione delle misure. Questo significa che le aziende hanno poco tempo per organizzarsi.
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Il problema di cui nessuno parla: la maggior parte delle aziende italiane non è davvero pronta
Si parla già di “limiti della resilienza digitale” delle imprese italiane. Nel 2020 si improvvisò: laptop a casa, Zoom acceso tutto il giorno, riunioni infinite. Funzionò abbastanza perché c’era una comprensione generale dell’emergenza.
Nel 2026 non sarà così. Se lo smart working scatta per decreto significa che i tuoi concorrenti sono strutturati per gestirlo, mentre tu stai ancora cercando di capire come condividere i file con il team da remoto. Il problema non è energetico, è competitivo.
I tre segnali che la tua azienda NON è strutturata per lo smart working:
- i processi esistono solo nella tua testa e non sono mai stati documentati
- la comunicazione interna avviene ancora principalmente in presenza o via email senza uno strumento strutturato
- non esiste un sistema per misurare i risultati a distanza, solo un sistema per controllare le ore.
Se riconosci almeno uno di questi segnali, hai un problema da risolvere prima di maggio.
Come capisco se la mia azienda è pronta per lo smart working?
Tre domande pratiche.
- Se domani il tuo team dovesse lavorare da remoto per due settimane, i processi operativi continuerebbero senza interruzioni?
- Hai strumenti condivisi per la comunicazione, la gestione dei task e la condivisione dei documenti, e il team li usa davvero?
- Sai misurare i risultati del tuo team in modo oggettivo, indipendentemente da dove si trova fisicamente?
Se hai risposto no ad almeno una di queste domande, la tua azienda non è pronta.
Cosa dice già la normativa: obblighi e suggerimenti
Prima ancora delle misure emergenziali, esiste già una normativa vincolante che molte aziende italiane non rispettano.
Il Decreto Legislativo 42/2025 è in vigore da mesi. Stabilisce che le aziende con oltre 50 dipendenti devono garantire almeno 2 giorni a settimana di smart working a tutti i dipendenti che lo richiedono, se il ruolo lo consente. Le aziende sono inoltre obbligate a stilare un piano annuale per la gestione del lavoro flessibile e a produrre report semestrali sull’effettiva applicazione, pena sanzioni amministrative.
Sul fronte dei diritti, il quadro è altrettanto chiaro. Il diritto alla disconnessione è garantito dalle 19:00 alle 8:00: nessuna comunicazione di lavoro può essere inviata fuori da queste fasce orarie, salvo emergenze documentate. Gli strumenti di lavoro, inclusi PC, connessione e software, devono essere forniti dall’azienda. Gli straordinari devono essere autorizzati per iscritto e retribuiti secondo contratto.
Chi supera il 40% di lavoratori in modalità agile può accedere a sgravi fiscali e contributivi. Un incentivo concreto che molte aziende stanno ancora ignorando.
A quanti giorni di smart working ho diritto?
Il Decreto Legislativo 42/2025 prevede che i dipendenti di aziende con più di 50 dipendenti abbiano diritto ad almeno 2 giorni a settimana di lavoro da remoto se il ruolo lo consente e se ne fanno richiesta. Per categorie protette (fragilità, genitorialità) le tutele possono essere più ampie in base al CCNL applicato. Il datore di lavoro non può rifiutare la richiesta senza motivazione oggettiva legata alla natura del ruolo.
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Le aziende che ci guadagnano: il vantaggio competitivo di chi è già strutturato
Ecco la provocazione che nessuno vuole sentire: la crisi energetica non è un problema uguale per tutti. Per chi è già strutturato per il lavoro da remoto, è un vantaggio competitivo netto su chi non lo è.
I dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano sono chiari. Nel 2026 ci sono 3,75 milioni di smart worker in Italia, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente. Le aziende che hanno integrato il lavoro agile in modo strutturato registrano mediamente +15-20% di produttività per lavoratore e una riduzione del turnover del 18%. Non sono numeri marginali.
Il risparmio reale per ogni dipendente in smart working: 270 kg di CO2 non emessa, 93 ore all’anno risparmiate negli spostamenti, circa 1.300 euro di costi personali ridotti. Chi gestisce il lavoro distribuito da tempo ha già ammortizzato i costi di setup e sa come misurare i risultati. Chi inizia adesso, in emergenza, partirà svantaggiato.
E poi c’è un dato che vale più di tutti: il 77% delle aziende italiane ha già adottato suite integrate per il lavoro remoto. Significa che circa un quarto del mercato non lo ha ancora fatto. Se sei in quel quarto, la crisi energetica ti troverà impreparato mentre i tuoi concorrenti continueranno a lavorare normalmente.
Brain Computing opera con questo modello dal 2021. Specialisti qualificati e Agenti AI che lavorano in modo integrato, da location diverse, con processi documentati e KPI misurabili. Non è la risposta alla crisi energetica: è la risposta alla domanda su come un’azienda può essere competitiva indipendentemente da dove e quando lavora il suo team. La Fully Liquid Enterprise non è un modello teorico: è la struttura operativa con cui Brain Computing affianca oltre 1.000 organizzazioni ogni anno.
Cosa fare adesso: le 4 azioni prioritarie prima di maggio
Non aspettare il decreto. Chi si prepara adesso ha un vantaggio enorme su chi aspetterà l’obbligo per muoversi.
1. Documentare i processi
Il primo passo non è scegliere uno strumento: è mappare come lavora davvero la tua azienda. Quali sono i flussi operativi quotidiani? Chi decide cosa? Come si gestisce un’eccezione? Finché queste risposte non esistono su carta o su un documento condiviso, qualsiasi tentativo di lavoro da remoto strutturato è destinato al caos.
2. Scegliere gli strumenti giusti, usarne pochi
Il 77% delle aziende ha già adottato suite integrate. Chi usa sei strumenti diversi non comunicanti perde ore ogni giorno in switch-tasking, ovvero il continuo cambio di contesto tra piattaforme diverse. La logica giusta è opposta: pochi strumenti, ben integrati, usati da tutti in modo coerente.
Una suite come Microsoft 365 o Google Workspace come base, un tool di project management per la gestione dei task, un sistema di comunicazione interna strutturato, un CRM per la gestione efficiente di dati utili a proiezioni e analisi.
Per chi ha bisogno di automatizzare i flussi operativi e ridurre il lavoro manuale anche in modalità remota, le Soluzioni AI di Brain Computing permettono di integrare agenti AI nei processi aziendali esistenti, garantendo continuità operativa indipendentemente da dove lavora il team.
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3. Definire come si misurano i risultati
In smart working non si può misurare la produttività con le ore passate davanti allo schermo. Si misurano i risultati. Chi non ha KPI chiari per i propri collaboratori non può gestire un team da remoto: si limita a sperare che le cose vadano bene.
Prima di attivare qualsiasi forma di lavoro distribuito, vale la pena definire cosa si aspetta da ogni ruolo in termini di output misurabili, con quale frequenza si misurano e come si gestisce chi non raggiunge gli obiettivi.
4. Verificare la conformità normativa
Il D.Lgs. 42/2025 è già in vigore. Se hai più di 50 dipendenti, il piano annuale di lavoro flessibile è obbligatorio adesso, non da maggio. Controlla i contratti individuali, gli accordi di smart working esistenti, il rispetto del diritto alla disconnessione e la conformità sugli strumenti forniti ai dipendenti. Una non conformità scoperta durante un’ispezione in fase di emergenza ha un costo molto più alto di un adeguamento preventivo.
Il servizio di Gestione Dipendenti di Brain Computing affianca le aziende nella conformità normativa HR, dalla verifica degli accordi di smart working alla digitalizzazione dei processi di gestione del personale.
Noi questo salto l’abbiamo già fatto e possiamo guidarti
Brain Computing è la prima azienda italiana ad aver adottato il modello Fully Liquid Enterprise: un’organizzazione in cui team ibrido, Agenti AI e processi digitali funzionano da qualsiasi posto, in qualsiasi condizione. Non è la risposta all’emergenza energetica di oggi: è il modello che abbiamo costruito anni fa, quando era ancora considerato sperimentale. Oggi quell’intuizione si chiama vantaggio competitivo.
Se stai pensando di strutturare il lavoro da remoto nella tua azienda, non improvvisare. Fallo con metodo, con gli strumenti giusti e con chi lo fa davvero ogni giorno.
I servizi che possiamo attivare:
- Check Up Digitale: analisi dello stato attuale degli strumenti e dei processi digitali aziendali, con un piano di azione concreto.
- Consulenza IT: infrastruttura tecnologica per il lavoro da remoto: cloud, sicurezza, strumenti integrati.
- Soluzioni AI: agenti AI che mantengono operatività e continuità nei processi anche con team distribuiti.
- Gestione Dipendenti: conformità normativa, accordi di smart working, digitalizzazione dei processi HR.
- MSH – piattaforma all-in-one: CRM, automazioni, email marketing e gestione dei lead in un unico strumento integrato.
- Fully Liquid Enterprise: scopri il modello organizzativo con cui Brain Computing lavora ogni giorno e che puoi adottare anche tu.
Se vuoi capire dove si trovano i punti critici prima che arrivi il decreto, il Check Up Digitale è il punto di partenza più rapido.
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